Parte II – SIMULA un linguaggio e un destino

SIMULA: un linguaggio di programmazione e un destino

Nella puntata precedente ho raccontato dell’incontro “a mia insaputa” con il system thinking e le simulazioni attraverso la pubblicazione del Rapporto sui Limiti alla crescita ” a cura del Club di Roma.

Altrettanto a mia insaputa  fu l’incontro con Simula, il primo linguaggio di programmazione orientato agli oggetti, definito nel 1967 e che a noi sembrava tanto innovativo agli inizi degli anni ’80.

https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Simula&oldid=82944876

L’incontro fu casuale e dovuto alla nostra tesi di laurea che riguardava la valutazione delle prestazioni di una rete di computer, quando le reti esistevano solo sulla carta e Internet era ancora un affare privato della Difesa USA.

Perciò non potevamo verificare se i nostri calcoli erano corretti costruendo una rete e misurando la realtà. Fu giocoforza costruire una rete virtuale, simularne il funzionamento e misurarne le prestazioni.

Per farlo ci diedero accesso al grande computer DEC 10 del CSI Piemonte, ci diedero tempo macchina, e le fotocopie del libro per studiarci il Simula.
Anni dopo durante un colloquio presso i Research Lab HP di Bristol mi chiesero stupiti come avevamo fatto a usare SIMULA, visto che loro avevano problemi: non accettai la loro offerta, ma non per quel motivo.

Il risultato sul DEC 10 fu molto buono nel senso che la tesi fu apprezzata, e una sintesi anche pubblicata dalla IEEE, ma sembrava appunto che la simulazione fosse solo un’appendice del lavoro.
Invece il fatto che la programmazione fosse ad oggetti ebbe un’importanza notevole nella mia carriera di informatico. Tanto da oscurare per un po’ l’importanza racchiusa nel nome del linguaggio nato per SIMULAre e che in qualche modo suggeriva che ogni applicazione informatica non è altro che una simulazione di mondo reale.
Lo capii quando lavorai ai programmi di posta elettronica, al cui interno ci sono programmi che simulano un cassetta della posta in arrivo, quella della posta in uscita, e persino i “truck” che trasportano i messaggi.
Ancora di più quando il paradigma a oggetti invase lo schermo dei personal computer che simula una scrivania piena di documenti virtuali che è entrato nella nostra quotidianità.

Non lo sapevo ma il mio destino era comunque segnato perché avevo imparato che la simulazione è un modo di usare un computer per risolvere problemi che la matematica non può affrontare, nemmeno quella degli economisti (anzi soprattuto quella).

[continua…]

– Il Feedback loop mi insegue: elettronica, meccanica, informatica e infine business
– i-Think: un romanzo di fantasia fin troppo reale
– La Quinta Disciplina: è da maleducati sbirciare nei fatti altrui, però…
– Il fattore umano: una horror story può insegnare più di una best practice
– Slow: come avere un successo inspiegabile

Biografia


– Offro consulenza per la costruzione di simulatori di business usando le tecniche e gli strumenti software generalmente noti come Sytem Thinking o System Dynamics.
Ho maturato la convinzione che queste tecniche forniscano un valore aggiunto unico nei processi decisionali a vari livelli sia per averle sperimentate, sia per aver osservato gli errori derivanti dal non utilizzarle.
– Metto a disposizione la mia esperienza di pianificazione, monitoraggio dell’esecuzione e gestione degli investimenti maturati in 20 anni di esperienza nella gestione operativa di servizi professionali IT, in una multinazionale Fortune 50, in cui ho collezionato lezioni sulla natura dei processi decisionali e sulla delicatezza del fattore umano.
– In questi anni sono stato più volte impegnato in ruoli di guida nell’esecuzione di programmi di cambiamento in organizzazioni complesse accumulando un significativo bagaglio di esperienze positive e negative, da entrambe ricavando sempre materiale per crescere.
– Ho gestito progetti informatici, gruppi di persone a livello mondiale, disegnato processi operativi, piani d’incentivazione, di assunzione e di riduzione del personale, supply chain e knowledge management.
– Da anni Membro della Society for Organizational Learning di Boston – MA, i miei autori di riferimento sono: Peter Senge, John Sterman, Robert Kaplan, Daniel Kahneman.

Gli archetipi – Fixes That Fail

Come risolvere i problemi del mio business ?
Uno dei vantaggi più importanti del pensiero sistemico (system thinking)  è aver riconosciuto un numero limitato di situazioni problematiche, che si ripetono sempre uguali, gli archetipi. 
Contrariamente a quanto comunemente si crede, i problemi non sono sempre diversi e specifici ad un luogo, un momento, un business. Una volta spogliati dei loro aspetti contingenti ed esteriori, è possibile ricondurli ad un numero di schemi sorprendentemente limitato. Eccone un elenco quasi completo:

  • Obiettivi alla deriva (Drifting goals)
  • Spirali da evitare (Escalation)
  • Soluzioni che si vendicano (Fixes that fail/backfire)
  • La Crescita e le opportunità mancate (Growth and Underinvestment)
  • I Limiti del successo (Limits to Success)
  • Rinviare/evitare i problemi (Shifting the Burden / Addiction)
  • Il vantaggio di essere in vantaggio (Success to the Successful)
  • I disastri della condivisione (Tragedy of the Commons)

Cominciamo da Soluzioni che si vendicano – Fixes that fail

Quando un problema è troppo urgente o visibile, si sa, non c’è tempo da perdere in discussioni, si rimedia nella maniera più veloce possibile. Ci si mette una toppa e via.

Pur di essere rapidi non spendiamo tempo ad approfondire (tutte) le conseguenze che ne derivano, chi colpiranno e quando.

Ad esempio per rimediare con un cliente scontento, spostiamo risorse “temporaneamente” o cambiamo piani e priorità.

Entro breve quel cliente sarà soddisfatto, ma ce ne saranno altri due o più, sul piede di guerra. E così ci troviamo obbligati a reagire con urgenza di nuovo, dando il via ad una escalation incontrollabile (il Reinforcing loop in figura)


Questa è una situazione tanto tipica da essere considerato un archetipo del system thinking:

fixes that fail.

Spesso (ma non sempre) i manager sono consapevoli delle conseguenze negative dell’applicare una toppa. Ma le conseguenze (per loro) del non fare qualcosa subito, sono spesso più concrete e reali degli effetti negativi futuri.

Se si trattasse solo di risolvere un problema oggi per trovarsene un altro domani, la situazione potrebbe anche essere accettabile, purtroppo però, il più delle volte, si verifica un effetto a cascata che “amplifica” i problemi e li rende sempre più numerosi e urgenti.

Per uscire da questa “trappola sistemica” serve la capacità di prendere 2 decisioni forti:

dichiarare apertamente che la soluzione immediata serve solo ad alleviare i sintomi, ma allo stesso tempo impegnarsi a comprendere e risolvere il vero problema.
Difficile ?
Vero, ma questa è la via “slowmanagement di chi punta lontano per evitare che le soluzioni di oggi diventino i problemi di domani”.

Può essere utile in questi casi avvalersi della tecnica di simulazioni d’impresa, che consente di mostrare in modo convincente qual è il vero problema e quali sono gli effetti del curare solo i sintomi.
La simulazione d’impresa realizzata con l’aiuto di un apposito software consente di rendere in modo vivido e convincente che cosa è importante fare, oltre a ciò che è urgente…

Per provare un caso d’esempio clicca qui

Parte I – Il mondo è un Sistema Complesso

 

Simulazioni e Dintorni è il titolo che ho voluto dare a questo blog che inizia oggi e chissà dove arriverà, ma il mio flirt con la Dinamica dei Sistemi, il System Thinking, le Simulazioni, ecc.. va avanti già da un po’. Era tempo che facessi coming out con un blog.
La storia comincia alla fine degli anni ’70, quindi mettiti comodo e se ti va riavvolgi il nastro del tempo insieme a me.

Parte I – Il mondo è un Sistema Complesso

Appunto alla fine degli anni ’70 mentre studiavo Ingegneria Elettronica, coltivavo il mio amore per la Natura e l’Ecologia (così si chiamava allora, adesso si preferisce parlare di Sostenibilità), facendo il volontario per il WWF.
Non so adesso, ma allora le attività in una delegazione locale del WWF erano primariamente di promozione nelle scuole e nelle strade: avevamo il nostro merchandising (non credo si chiamasse così allora) e ci finanziavamo vendendo spille, adesivi, carta da lettere, e libri… molto importanti  i libri.
Non mi soffermo sulle illusioni e le delusioni dell’associazionismo, e nemmeno spiegherò ai più giovani come si comunicava avendo a disposzione solo un ciclostile e la posta cartacea.
Invece un libro che vendevamo allora, è un mattone importante di questa storia : il Rapporto sui Limiti allo Sviluppo – traduzione italiana di Limits to Growth a cura del Club di Roma (1972)

Non trovo più l’immagine di copertina dell’edizione italiana di allora, credo di aver prestato la mia copia e di non averla più avuta indietro, credo anche di sapere a chi, ma lui non può più restituirmela, purtroppo.
Se qualcuno trova l’immagine o scannerizza per me la copertina originale, la includerò in un aggiornamento di questo articolo.

Il mio interesse allora riguardava il rischio globale di esaurire le risorse del pianeta e la necessità per i popoli della terra di agire di conseguenza.
Ora so che abbiamo fatto molto poco, e anche quale tipo di reazioni si scatenarono dopo questo libro, quanto non fu capito e quanto fu distorto sia da parte degli ecologisti che da parte dei negazionisti.
Altro tema che devo lasciar da parte per ora.

Invece ci tengo a mostrare questo grafico: orribile vero ?
Beh questo era il livello della tecnologia di allora: un grafico si stampava con una serie di punti, ognuno rappresentato da una lettera dell’alfabeto. Ricordo di aver lavorato ad una tesina per un paio di settimane prima di riuscire a stampare una parabola su carta….

Ma in qualche modo l’idea di sistema entrò nella mia testa: questo era il modello (semplificato) usato per simulare il futuro del nostro mondo:

Come si può vedere la parola complessità allora non era così di moda, ma era già tra noi….

La storia continua:
– SIMULA: un linguaggio di programmazione  e un destino
– Il Feedback loop mi insegue: elettronica, meccanica, informatica e infine business
– i-Think: un romanzo di fantasia fin troppo reale
– La Quinta Disciplina: è da maleducati sbirciare nei fatti altrui, però…
– Il fattore umano: una horror story può insegnare più di una best practice
– Slow: come avere un successo inspiegabile

A presto !